Sabrina goes to Punk Rock Holiday

Punk Rock Holiday: il festival-vacanza per eccellenza

baby stage divingConversando con amici ho notato l’enorme differenza tra un qualsiasi concerto e i concerti punk, a partire dalla libertà di movimento sotto il palco per arrivare alla tenerezza che si prova per i bimbi con i cuffioni e il baby stagediving.

Anche tra i più duri la loro presenza ispira speranza nelle generazioni future che potranno vivere la nostra amata sottocultura più a lungo di quanto l’abbiamo vissuta noi.

Detto questo, l’esperienza che vado raccontarvi ha preso forma a Tolmino ed è quella della  penultima edizione del festival sloveno Punk Rock Holiday.

Lo spazio è diviso in due aree, l’area camping e l’area concerti i quali sono ulteriormente divisi in due fasce orarie. La prima tra le 12 – 18 con gruppi sconosciuti ai più o mediamente famosi e la seconda dalle 20 con gruppi popolari. Non sono sempre stata presente durante la prima fascia oraria ma mi sembra giusto parlare di due gruppi del beach stage.

Blowfuse e Dopamines infiammano il Beach Stage

Blowfuse al Punk Rock Holiday

Ho rivisto i Blowfuse che hanno coinvolto fortemente il pubblico. Non importava se ad ascoltarli ci fossero stati tre cani o cento persone, si sarebbero impegnati ugualmente per divertire tutti i presenti. O forse dovrei dire per divertirsi? Sempre presenti ovviamente i loro cavalli di battaglia “Angry John” e “Daily ritual“.

beach stage dopamines

Il gruppo che gli faceva concorrenza per maggior affluenza di pubblico sono stati i Dopamines, sprezzanti ed energici hanno sicuramente conquistato coloro che non li conoscevano e soddisfatto i fan, diversamente dal giorno prima a Genova.

Main Stage: dove tutto accade

frank turner and the sleeping souls

Personalmente ho vissuto un’epifania a causa di Frank Turner.

Lo showman del punk si è esibito in compagnia dei The Sleeping Souls con i quali ha toccato un livello quasi onirico della musica, condividendo la propria sensazione di sognare ad occhi aperti con il pubblico, che ha ulteriormente smosso nostalgicamente con la cover acustica di Dammit.

Nello stesso giorno hanno suonato gli UselessID, e non vedevo l’ora di sentirli e infatti la mia attesa ne è valsa totalmente la pena.

Tutti una volta nella vita si meritano di vedere un loro concerto.

Oltre alla felicità di averli ascoltati dal vivo hanno selezionato alcune loro foto fatte dal pubblico e hanno scelto anche una del mio profilo instagram concert.book. Emozione alle stelle.

Good Riddance

Good Riddance come nelle registrazioni, per alcuni è un pregio per altri è un difetto, non possono di certo deludere le aspettative però mancava quel pepe che invece li avrebbe resi memorabili.

Veri e propri titani contro un perdente zeus, le ire del meteo si sono scatenate sui Descendents ma tutti hanno continuato a cantare e ballare sotto il diluvio.

descendents

Devo davvero dirvi quanto un gruppo iconico abbia magnetizzato ogni cosa tanto da generare fulmini e saette? Oltre a dire che andavano anche a tempo con i tuoni (e non sto scherzando) non so che altro aggiungere sinceramente. Imperdibili, impeccabili ed energici.

pennywise

Vincitori assoluti del coro più numeroso e del tentativo migliore di sfondare il palco sono i Pennywise che hanno suonato Bro Hymn insieme a Fat Mike; la maggior parte delle persone presenti hanno intonato il famosissimo coro creando una forza aggregativa intensissima.

L’unica nota dolente la attribuisco ad alcuni fan che hanno riproposto più volte il coro sia in altre canzoni, sia durante i SOIA e addirittura nei giorni seguenti.

less than jake

Less Than Jake un po’ fuori contesto in una serata fortemente – concedetemi il termine – tamarra.

Quindi c’è stata un po’ di dispersione della folla e devo dire che anche io ho patito la differenza abissale di genere, che definirei un pop-punk con influenze ska.

Devo essere sincera, conoscevo solo una loro canzone e sono sicura che li avrei apprezzati molto di più in un altro momento.

Magari al posto dei Propagandhi dopo i PUP, altra scelta discutibile.

ignitePer la prima volta ho visto gli Ignite, che hanno di gran lunga surclassato la mia aspettativa, creandomi un moto di commozione molto forte.

Oltre alle loro canzoni, anche le presentazioni delle stesse ispiravano una speranza e una forza incredibili soprattutto a chi può sentirsi sconfitto o perso.

Assolutamente differenti dalle registrazioni: hanno stupito, hanno commosso e hanno divertito; definibili artisti in tutto e per tutto.

Non solo musica.

NOFX

Altra icona punk al PRH 1.9 sono i NOFX, se non ti sai divertire non ti vogliono perché oltre a suonare allestiscono un vero e proprio momento di cabaret tra battute che a volte non capivo, costumi da donna e autoironia. Stupido raccontarvi come sono musicalmente, se non lo sapete come siete finiti su questo articolo?!?!

PEARSPears: un po’ delusa ma ho notato di non essere stata l’unica, più che altro hanno seguito eccessivamente le esigenze degli spettatori e per riaccendere l’animo del pubblico utilizzavano la tattica cover dei Green Day, cosa successa almeno tre volte.

Un po’ dispersivi nel complesso ma inizialmente mi stavano piacendo, sono un gruppo che adoro d’altronde. Davvero un peccato.

PUP

Ritornare quindicenne è possibile solo andando a un concerto dei PUP, attivi dal 2013 e pieni di voglia di suonare.  Sono come un elisir di eterna giovinezza.

Inoltre, hanno avuto i fan migliori di tutto il Punk Rock Holiday!
È incredibile come ci sia stata subito intesa e come si sia creata una certa intimità nonostante la natura dell’evento.

Pura magia, peccato che come la magia sia durato un soffio, meno di mezz’ora.

propagandhiUltimi ma non ultimi i Propagandhi che come preannunciato erano fuori contesto rispetto alla serata, cosa che hanno affermato loro stessi, in più ultima band che avrebbe suonato al festival quindi ulteriormente penalizzati.

Nonostante il pubblico si sia ridotto di non poco, hanno eseguito alla perfezione tutto Victory Lap ma memore del loro magnifico live a Bologna confesso che non sia stato il loro concerto migliore, forse hanno patito la riduzione del pubblico.

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