Morningviews: ipnotico Post-HC dal Lago Trasimeno

“Non sei nessuno dei posti in cui non ti senti a tuo agio”

Qualche mese fa, mi ritrovo una notifica sul profilo IG di uno dei gruppi in cui suono (i Barbed Wire, da Roma, ndr), curiosando scopro che il nuovo follower è nientemeno che la chitarra/voce dei Morningviews, il cui primo EP, “You Are Not The Place You Live In”, è oggetto della mia prima recensione su Go Go Zine, mi presento sono Boy Anj (pseudonimo Lo-Fi del mio vero nome, Andrea Boiani).

I Morningviews sono un quintetto originario di Castiglione Del Lago (PG).
Loro stessi raccontano che il progetto nacque con sonorità totalmente differenti dalle attuali dell’EP d’esordio, ma che la conversione al post-hardcore fu inevitabile.
I ragazzi hanno alle spalle stages molto rilevanti: come l’opening act ai Sick Tamburo al Rock For Life di Perugia e ai Kovod al Supernova di Tuoro. A Febbraio 2020 hanno intrapreso un mini-tour italiano, che però si è dovuto concludere con poche date (una di queste a Pescara per il Do It Yourself Fest) a causa dell’emergenza COVID-19, che ha messo in ginocchio l’intero panorama musicale italiano, dall’underground al mainstream… ma ci rialzeremo più determinati di prima!!

You Are Not The Place You Live In: un disco pieno di speranza

Rilasciato nel Giugno 2019, You Are Not The Place You Live In è l’esordio autoprodotto dei nostri Morningviews, preceduto solo da un pezzo pubblicato online l’anno precedente.
L’album presenta un’anima Post-Hardcore che strizza l’occhio (direi lucido) a gruppi come i Touché Amoré e all’Emo di fine anni ’90 dei Mineral, condito con un Post-Rock derivante dall’ascolto di gruppi come i Russian Circles.
Un esempio di questo mix di generi ne è il singolo “On Uranus”,posizionato come seconda traccia del disco: il brano si apre con una frase iconica “I’m a giant looking for a place to fit in”, la quale annuncia il concept dell’intero EP, una continua ricerca di se stessi che sembra essere influenzata dai luoghi che frequentiamo, in cui viviamo; Un tema comune a tutti noi, anche se tendenzialmente nascosto.

Comunque, per chi conosce i riferimenti musicali dati, ha sicuramente capito che si troverà ad ascoltare 5 brani nei quali malinconia e solitudine vengono trasmesse dalle lunghe strofe colmate di arpeggi in riverbero, costruite su ritmi lenti ma decisi che sfociano nella speranza degli shreds in distorto tipici del Post-Rock.
Concludendo, mi piacerebbe porre l’attenzione di voi lettori/ascoltatori sul quarto brano “Dye”: un riflessivo monologo in acustico sul “liberarsi” dai limiti autoimposti che dirige la sonorità dell’intero EP verso un piacevole Emo Pop che troviamo in gruppi come i Brand New e affini.

Detto questo, andate sul loro profilo Bandcamp, cuffie, letto e let’s be emotional !

Morningviews, seguiteli su:

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