Alcalde de la Noche: perfetto mix di musica disco e personaggi della società iberica

Occhialini 3d, pantaloni a zampa, sintetizzatori, tastiere, manopole e fascia tricolore. Già così potrebbe sembrare la band più punk del pianeta, ma che dico del pianeta, almeno di tutta Genova. Se poi ci aggiungiamo che l’Alcalde de la Noche – e cioè il sindaco della notte – è un progetto di musica dance cantata in spagnolo – tipo italo disco e quindi totalmente fuori moda – con testi che parlano di freak, delinquenti e personaggi della società iberica post franchista tra edonismo, tradizione, sparatorie, droghe sintetiche e divertimento sfrenato l’articolo potrebbe anche terminare qui. E invece insisto, anche perché Michele e Fabio, voce e basi di questo dinamico duo, hanno appena pubblicato un nuovo singolo, che come tradizione per l’Alcalde de la Noche esce prima di tutto in digitale (Youtube, bandcamp…) e poi chissà: magari un giorno troverà posto nel secondo disco della band, visto che il primo, “Direcciòn Destroy“, risale a oltre un anno fa e sarebbe ora che i nostri ci regalassero un degno seguito di quel cd.

Il ricordo dei mondiali del 1982

Il brano, intitolato “La canción de Naranjito” parla dei mitici mondiali di Spagna ’82 (durante i quali, tra l’altro, sono nato io): quelli, per intenderci, vinti dall’Italia e che in tanti ricordano per la foto iconica di Pertini che, in aereo, gioca a scopone con Zoff, Causio e Bearzot. Una storia perfetta per il “concept” attorno al quale ruota l’Alcalde del la noche, visto che, come spiega Michele, i mondiali del 1982 sono stati il primo grande evento della Spagna post franchista, con il quale questa giovanissima democrazia europea si è presentata al mondo.

Il Naranjito del titolo non è altro che la mascotte di quei giorni infuocati: un’arancia a forma di giocatore di calcio o viceversa, che ha fatto impazzire i ragazzini spagnoli. La canzone parla di un bambino che rimane affascinato dai preparativi per il mondiale e che resta incollato alla tv a guardare le partite. E poco importa se la nazionale spagnola, in quell’estate magica, ha entusiasmato ben poco i suoi tifosi e la coppa del mondo è andata agli azzurri, ciò che conta è tutto il resto e cioè la libertà riconquistata, la vita ancora tutta davanti e naturalmente l’album di figurine e il pupazzetto del Naranjito che gli ha regolato lo zio. Vabbè ok, ora forse sto divagando. E dopo avervi raccontato la fine (almeno per ora) di questa storia, sarebbe bene fare un salto indietro e capire meglio cosa diavolo sia questo Alcade de la Noche.

Se i Righeira fanno le cover dei Suicide

Alcade de la noche

Per semplificare pensate ai Righeira che fanno le cover dei Suicide o a Gigi D’Agostino che si taglia i capelli alla moicana e si candida a sindaco di Barcellona (tipo Jello Biafra quando tentò di farsi eleggere primo cittadino di San Francisco). Insomma, come detto poco sopra, Michele e Fabio suonano una specie di italo disco furiosa e ipermelodica, seguendo la lezione dei Fratelli La Bionda, ma con ampie dosi di originalità. Fabio racconta:

“Quando Michele mi ha chiamato aveva già in mente cosa fare. Gli era capito di ascoltare su Internet alcuni miei pezzi di musica elettronica e aveva dei testi e delle melodie scritte con la chitarra acustica”.

L’idea è raccontare la Spagna degli anni Ottanta e dei primi Novanta. Michele, a metà dei Duemila, ha vissuto 10 anni a Barcellona e lì ha sentito le storie dei tamarri spagnoli che tra Valencia, Benidorm e la Costa Blanca sniffavano le coca sugli specchietti delle macchine parcheggiate a due passi dalla spiaggia e dei ragazzini imbottiti di pasticche che, dopo aver ballato tutta la notte intorno a un falò, correvano a rapinare le banche.

La forza di queste canzoni è proprio il divario tra i ritmi martellanti, scanzonati e maledettamente contagiosi delle basi di Fabio e i testi ricercati e spesso malinconici (anche se praticamente impossibili da capire per chi non mastichi bene lo spagnolo) di Michele.

L’omaggio all’icona pop Sabrina Salerno

“Di solito sono io che butto giù la prima versione dei brani dell’Alcalde – spiega proprio Michele – Trovo una melodia con la chitarra acustica e scrivo il testo. Poi li porto a Fabio: lui smanetta con il sintetizzatore e la canzone prende forma”.

Dal vivo sono una furia: Michele con la fascia tricolore da sindaco canta e suona il synth, Fabio si lancia su pc, consolle e grovebox.

“Il concerto è una performance e i contesti migliori sono quelli in cui ci capita di suonare in situazioni al limite, con un branco di scoppiati che ci balla tutto intorno. Abbiamo scritto anche una canzone dedicata a uno dei nostri miti: Sabrina Salerno e l’abbiamo intitolata ‘Sabrina la diosa‘. Quando lei l’ha sentita pensava fossimo spagnoli. Pare proprio che le sia piaciuta, anzi possiamo pure vantare un suo like su Instagram. Il brano è stato persino remixato da una band spagnola e credo che sia la prima volta che succede a un gruppo genovese”.

Sintetici, telematici e do it yourself

alcade de la nocheAnche se le canzoni dell’Alcalde girano soprattutto sui social network e di solito escono prima di tutto su Youtube con video esilaranti e completamente diy che vi consiglio di andare a vedere, i nostri restano molto legati al caro vecchio supporto fisico.

“Amiamo il vinile e anche i cd – racconta Fabio – quindi prima o poi metteremo tutti i nuovi brani, compresi quelli che stiamo scrivendo adesso, dentro un secondo disco. Sono un paio d’anni che suono con Michele ed è molto interessante confrontarmi con il suo approccio alla musica. Entrambi abbiamo un’attitudine punk alle cose: ci piace l’autoproduzione, ce ne sbattiamo delle mode e ci attirano i progetti e le cose ‘al limite’. Siamo anche persone molto curiose, con interessi piuttosto vari. So che può sembrare strano che due quarantenni genovesi suonino musica dance con testi che parlano della Spagna post franchista: una storia che qui da noi non conosce praticamente nessuno (o almeno non nei particolari in cui la racconta Michele). Ma se ti fermi a parlare solo di ciò che trovi sotto casa, forse, rischi di limitare la tua creatività. A me questa storia ha convinto fin da subito e vedo che c’è un sacco di gente che, oltre ad apprezzare la melodia facile e danzereccia delle nostre canzoni, si incuriosisce e ci chiede cosa significhino i testi”.

“Mi rendo conto – conclude Michele – che forse non è il momento migliore per suonare musica di questo tipo. Ma a noi piace così. Qualcuno all’inizio aveva persino storto il naso per la fascia tricolore che mi metto a ogni concerto. Ma fa tutto parte dello spettacolo. Io interpreto il sindaco della notte, la massima autorità in fatto di divertimento e racconto storie di persone che non hanno nulla da perdere. Siamo completamente autonomi. Suoniamo e registriamo tutto da soli. Soltanto le ultime due canzoni, ‘Sabrina la diosa’ e ‘La canción de Naranjito’ sono state masterizzate dal nostro amico Berna. Non abbiamo uffici stampa e non ci interessano le sponsorizzazioni su Facebook. Andiamo in saletta a provare una volta a settimana e senza starci troppo a pensare carichiamo la macchina e andiamo a Prato Nevoso per girare un video con il cellulare. In giro c’è un sacco di gente che se la tira. Noi invece vogliamo solo divertirci”.

Alcalde de la Noche, seguiteli su:

Facebook

Bandcamp

Share This Articles