La quarantena degli Amalia Bloom: in arrivo il nuovo singolo

Oggi faccio qualche domanda agli Amalia Bloom, Screamo/Post-HC da Vicenza.
I ragazzi sono molto forti: ritmi complessi ed aggressivi, una sezione strumentale che sa essere sia articolata sia molto calda e avvolgente (e non è scontato, cari lettori/ascoltatori) e linee vocali che alternano un tagliente scream e nostalgici cori in pulito (i quali, ascoltando il loro “Maiden Voyage” ho davvero apprezzato).
Veniamo al dunque: il quintetto vive in una delle prime “zone rosse” italiane in cui il COVID-19 si è più sbizzarrito a rovinarci la vita… sentiamo cosa ci raccontano gli Amalia Bloom dalla loro quarantena:

GO: Buongiorno ragazzi! Come va? Come la state vivendo questa maledetta 40ena? Riuscite a provare in qualche modo?

Tom: Ciao! È una situazione strana, a cui nessuno di noi si sarebbe mai voluto abituare ma ormai ci stiamo facendo il callo. Purtroppo provare è fuori discussione ma non vediamo l’ora di tornare in sala prove.
Stefano:
La nostra quarantena prosegue normalmente. È dura non poter uscire, vedere gli amici o andare agli eventi! Chiaramente tutte le sale prove sono chiuse quindi ci si esercita e si prova a scrivere musica da casa: ci scambiamo idee sul materiale che abbiamo e siamo al lavoro per nuove cose.

GO: Voi siete di Vicenza, uno dei primi epicentri epidemici in Italia; Come avete provveduto alle restrizioni del governo? Avevate date in programma o impegni?

Tom: Per quanto riguarda le date in programma, avevamo un tour del nord Italia con i nostri fratellini Decacy programmato per Aprile (dal 10 al 13), qualche data sparsa e un tour europeo che purtroppo non possiamo fare. Ora stiamo aspettando di vedere cosa succederà nel mondo ma nel mentre abbiamo già qualche ipotesi di date in cantiere per la prossima stagione.

GO: Ditemi dell’ultima data che avete avuto prima delle restrizioni.

Tom: L’ultimo concerto che abbiamo fatto è stato lo scorso 13 Febbraio, a Modena. Abbiamo aperto il concerto di Tripsitter e What We Lost alla Tenda, uno dei locali più belli in cui abbiamo mai suonato. Sia luogo che audio impeccabili, ci siamo divertiti un sacco. In più, avere la possibilità di suonare con “the next big thing” dell’hardcore europeo è sicuramente stata una grande cosa per noi.

Maiden Voyage: l’ultimo release degli Amalia Bloom

GO: Il vostro ultimo release è stato “Maiden Voyage”, album “de cristo” (come si dice a Roma), parlatemene in termini artistici e discografici. A cosa vi ha portato?

Federico: Grazie mille del complimento! È stato un disco molto pensato e digerito, ci abbiamo messo quasi due anni a scriverlo e produrlo! È stata sicuramente un’esperienza molto intensa. Artisticamente parlando, abbiamo cercato di mettere tutto quello che abbiamo vissuto in quel periodo, sia a livello di influenze musicali, che a livello emotivo e personale: ognuno di noi ha passato fasi più o meno intense nella propria vita e crediamo che in parte questo sia rimasto impresso nel disco. I brani di “Maiden Voyage” sono stati tutti scritti a 10 mani in sala prove perché riteniamo che solo con il contatto umano e la costante influenza reciproca si riesca a creare un prodotto che rispecchi a pieno tutti noi e che di conseguenza si distingua dalla musica altrui. L’intera produzione musicale è stata affidata a Yari Ricco (Eyeless Recordings), che ha fatto a nostro un ottimo lavoro, mentre la parte grafica è stata curata da noi con il supporto di alcuni amici (siamo una band DIY!). Questo EP ci ha portato delle grandissime soddisfazioni, siamo riusciti a portarlo in giro per l’Italia e ci ha permesso di entrare in contatto con persone fantastiche. Il fatto di aver ricevuto dei complimenti (anche da voi di Go Go Zine) e di essere entrato nel cuore di qualche persona è per noi un traguardo enorme.

GO: Ad appena un anno da Maiden Voyage avete già un nuovissimo singolo pronto all’uscita, giusto? Raccontatelo! (ispirazione, temi, composizione…)

Tom: Giusto! “At Eternity’s Gate” è un tentativo di esprimere un sentimento di frustrazione e vacuità, provocato dalla mancanza di un motivo per cui valga la pena svegliarsi la mattina. Il titolo è un tributo al famoso dipinto di Van Gogh “Sulla Soglia Dell’Eternità”, che raffigura un anziano che soffre seduto su una sedia, un’ottima metafora per esprimere il sentimento di frustrazione, solitudine e di sentirsi persi. Federico: Il brano è nato e cresciuto in modo estremamente collaborativo. Dal punto di vista musicale, c’è la chiara influenza di gruppi come The Hotelier, Touché Amoré e StormO, band che credo abbiano aiutato particolarmente il nostro lato emotivo ad emergere.
Abbiamo provato a creare una strumentale che fosse il più scorrevole e melodica possibile, con l’aggiunta di qualche sezione più cruda e aggressiva che fungesse da “guanto” alle parole molto profonde che Tom aveva scritto.


GO: Avete in mente un prossimo album o è presto ancora?

Federico: Abbiamo iniziato a pensarci e stiamo programmando una settimana in montagna per iniziare ad imbastirlo, ma per ora diamo priorità ad alcuni singoli.

GO: Ora passiamo alla vostra città. Parlatemi della scena Emo/Post-Hardcore delle vostre parti, i vostri riferimenti e come vi ci siete districati. È stato difficile? La concorrenza è tanta! So che siete più gruppi Emo a Vicenza e dintorni che in tutta Italia, probabilmente.

Antonio: Si siamo abbastanza fortunati a essere cresciuti qui. Vicenza ha sempre avuto una forte scena hardcore-punk, soprattutto negli anni 2000 quando di qui passavano dei del genere come Comeback Kid e Have Heart. Crediamo che il pubblico che supporta le realtà underground ci sia ancora. Noi in realtà non facciamo molto parte di quella generazione, ci siamo avvicinati al genere quando già i concerti diminuivano o semplicemente si spostavano in città più grandi, tipo Milano.
Alcuni di noi hanno fondato qualche collettivo completamente DIY sempre con lo scopo di creare un legame tra le persone attraverso concerti ed eventi, e sebbene con alti e bassi, il risultato è stato più che soddisfacente! È molto bello vedere anche in giro per l’Italia un sacco di persone e crews che mettono cuore, passione e sudore in quello che fanno, nonostante l’ambiente underground non ti dia nessuna garanzia.
Ettore: Sicuramente avere attorno a noi un ambiente molto florido dal punto di vista musicale è un fattore molto positivo. Siamo fortunati ad essere a stretto contatto con musicisti e persone alle quali ci ispiriamo molto per il nostro percorso di band e a livello umano. Ci si supporta a vicenda anche perché l’unico modo per emergere è creare rete e ciò lo si fa lavorando tutti assieme sul lato umano al di là delle barriere ed ‘etichette’ musicali che al giorno d’oggi suonano piuttosto retrò. Essere in tanti rende tutto più vivo e coinvolgente.

GO: Ci stiamo ritrovando tutti con molto tempo libero, tra casse integrazioni e smart-working. Vorrei chiedere ad ognuno di voi 5 di condividere con noi quali sono gli album o brani con cui siete andati in fissa da quando sono iniziate le restrizioni, quelli che vi hanno fatto più compagnia durante questo primo mese di 40ena.

Tom: La mia Top-3-Quarantena è sicuramente (band-album, non in ordine): Death Cab For Cutie – Transatlanticism; Gleemer – Moving Away; Touché Amoré – Parting The Sea Between Brightness And Me. Mi sto pompando anche molte altre band come Story Of The Year, Transit, Have Mercy e Grandview (questa la dedico al mio fra Samuel).
Stefano: Personalmente, da quando è iniziata questa quarantena sto ascoltando meno musica del solito. Ciò è dovuto al fatto che cerco di tenermi impegnato il più possibile per evitare la noia. Ad ogni modo, i miei ascolti sono orientati principalmente al metalcore e al post hardcore. I dischi che sto ascoltando di più sono Converge – Jane Doe; Periphery – Periphery II; In Stasi – Selftitled; Storm{O} – Finis Terrae.
Federico: In questo periodo sto ascoltando “vagonate” di musica. Sto scoprendo tanti dischi nuovi e ne sto rispolverando altri di già conosciuti. Sicuramente Nothing dei Meshuggah è uno dei dischi che più sto ascoltando e cercando di assimilare assieme al nuovo capolavoro dei Code Orange, Underneath e al super classico When The Kite String Pops degli Acid Bath.
Due tra i gruppi che non smetto mai di ascoltare sono i Poison The Well e i Converge, come loro dischi attualmente gravito attorno a The Tropic Rot (PTW) e You Fail Me (Converge), mentre nei momenti di workout spesso mi trovo a gravitare attorno l’hip-hop di Noyz Narcos, Luchè e Ketama126.
ps: confesso che l’ultimo disco di Brian Fallon mi ha strappato una lacrimuccia.
Antonio: Senza dubbio The Blue and You dei Regarde, album fantastico uscito a gennaio, poi sto ascoltando molto Personal War e We already Lost the World dei Birds in Row, oppure The Things We Think We’re Missing dei Balance and Composure. Andate ad ascoltarli perché meritano tutti!
Ettore: In questi ultimi giorni sto letteralmente consumando la discografia dei Frightened Rabbits, “Winter of Mixed Drinks”, “Midnight Organ Fight” e “Pedestrian Verses” sono tre album incredibili e “…while I’m alive I’ll make tiny changes to earth ” si è presa un posto tra le mie frasi preferite in assoluto.
Poi sto ascoltando molto The Tallest Man on Earth (The Wild Hunt), The Get Up Kids, Phoebe Bridgers, Novo Amor e l’ultimo degli Yurodivy. Ho anche riscoperto una canzone che ascoltavo in macchina nel periodo in cui stavamo scrivendo il disco, cioè “Choked Up” dei Forrister (si trova solo su Bandcamp), una vecchia band di Julien Baker, che ha pubblicato solo due singoli ma ne vorrei di più perché sono perfetti.

GO: La prima cosa che farete come gruppo appena si potrà uscire normalmente?

Antonio: Probabilmente finire i pezzi che abbiamo in cantiere e riorganizzare tutti i programmi per estate/autunno prossimo.

GO: Un consiglio che dareste a tutti i gruppi che stanno vivendo la 40ena.

Tom: Cercate di non impazzire.
Stefano: Il consiglio migliore che ci viene da dare è: cerchiamo di trarre qualcosa di positivo da questa situazione, non rimaniamo fermi ad aspettare senza fare nulla, approfittiamone per migliorarci, esercitiamoci con i nostri strumenti, ascoltiamo musica, facciamoci ispirare,… Valorizziamo questa nostra passione sotto ogni aspetto.
Federico: Un consiglio che mi sento di dare a tutti è quello di focalizzare le energie nell’attività fisica e nel migliorare le proprie abilità di musicista. Il tenersi in contatto quotidianamente con amici e band members credo sia fondamentale per non perdere il feeling umano e per stare in compagnia, noi non siamo per niente grandi utilizzatori e appassionati di social network, ma in momenti come questi sono davvero un’ancora di salvezza. Pianificare concerti è abbastanza difficile in questo periodo, mi sento quindi di consigliare a tutti di usare il tempo per studiare bene cosa fare una volta finita la 40ena, ascoltare tanta musica, supportare gli artisti così detti “overground” che pianificavano di portare a casa l’anno suonando le loro ultime uscite in giro per il mondo e soprattutto “buttare” tutti i propri sentimenti in nuovi brani.
Antonio: Tenetevi in contatto. Sarebbe perfetto riuscire a portare avanti qualche progetto, che sia scrittura di pezzi, o un programma per i prossimi mesi (anche se programmare in questo periodo non è la cosa più semplice del mondo), ma se non avete voglia e disponibilità, basta tenersi in contatto e sentirsi spesso, è la cosa più utile in questi momenti!

Grazie rega! Spero di sentirvi presto dal vivo e di condividere il palco con voi un giorno!
Buona 40ena!
a presto! Daje forte!

Amalia Bloom: dove ascoltarli

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