Due chiacchiere con gli Zombies No

Tutto è nato in un momento nel quale il punk rock era abbastanza morto e non c’era una scena, così abbiamo creato gli Zombies No come metafora per dire un secco no a chi non crea unione e non lavora per una società migliore.

Dopo il loro concerto il 16 ottobre al Lucrezia (Genova), abbiamo colto l’occasione per intervistare Marie, chitarrista degli Zombies No.

Go-Go-Zine: È un po’ che siete in tour, com’è stato girare per l’Italia?

Marie: Abbiamo avuto alti e bassi, è la seconda volta che veniamo in Italia. L’anno scorso siamo stati a Milano, ma quest’anno abbiamo deciso di focalizzarci un po’ di più sull’Italia per il tour.

Abbiamo suonato in posti di qualunque tipo da i bar ai centri sociali (in inglese dice “quelli che voi chiamate “centro auto gestito”. Ndr) e ogni posto ci ha permesso di suonare in mezzo a realtà diverse e con un pubblico diverso, il che ha reso l’esperienza molto interessante.

Ovunque ma specialmente in Italia il messaggio politico nella musica hardcore è di fondamentale importanza e voi non sembrate fare eccezione a questa regola, di cosa trattano le vostre canzoni?

Sin da quando il gruppo si è formato in Venezuela l’impegno politico è stato totale. Da noi i problemi sono estremamente complicati e questo non può che ripercuotersi sulla nostra musica.

Tutto è nato in un momento nel quale il punk rock era abbastanza morto e non c’era una scena, così abbiamo creato gli Zombies No come metafora per dire un secco no a chi non crea unione e non lavora per una società migliore.

Siamo un gruppo multiculturale. Io e l’altro chitarrista veniamo dal Venezuela, il cantante è francese ed il batterista italiano. Anche se possiamo avere piccole divergenze politiche, se dividiamo le cose “buone” da quelle “cattive” allora ci troviamo tutti d’accordo, ed è di questo che parlano le canzoni, delle cose negative che affliggono la nostra società.

Ascoltandovi ho sentito influenze che spaziano dai Propagandhi al Metal, il batterista mi ha detto di essere fan dei Frenzal Rohmb, avete gusti simili?

Sì, l’influenza dei Propagandhi c’è sicuramente. Qualcuno ascolta più post rock, qualcuno metal ma troviamo tutti terreno comune in gruppi come No Use For a Name, Lagwagon e tutti i classici gruppi skate punk tecnici.

Siamo in un mondo maschilista nel quale una ragazza che suona musica tecnica ha sempre gli occhi puntati addosso quando suona, è un tipo di pressione che senti?

È sempre stato così, in Venezuela c’è una società particolarmente machista. La gente fa commenti stupidi tipo “suoni bene come un maschio”. Io ho superato questa cosa, non ci penso neanche più quando suono, mi concentro solo sul suonare bene. Comunque ho visto un sacco di maschi suonare veramente male.

Questo è il primo numero di Go-Go-Zine, vogliamo lasciarti uno spazio per dire qualsiasi cosa.

Grazie per l’opportunità di apparire sul prmo numero di questa fanzine.

Voglio solo dire alle persone di tenere viva la scena underground e supportare i gruppi. Anche se uno non ha i soldi per il merchandising può supportare venendo ai concerti, senza persone che vengono agli show questa musica muore.

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