Lawrence Arms: ripercorriamo la carriera in attesa di Skeleton Coast

I Lawrence Arms hanno recentemente dichiarato che hanno in programmazione un disco nel 2020, dicendo che “è il migliore disco dell’anno”. Chi conosce il gruppo di Chicago, sa che questa dichiarazione non è dettata da arroganza, ma ironia. Proprio due giorni fa, è stato comunicato il titolo e la data di uscita. “Skeleton Coast” uscirà il 17 Luglio per la Epitaph e si trova già la traccia “PTA” sui vari canali digitali. Noi prendiamo questa scusa per parlare della carriera del gruppo.

I Lawrence Arms sono sempre stati un gruppo “strano”. Punk Rock, ma non come gli Screeching Weasel (e parliamo sempre di Chicago). Alcuni testi e l’attitudine sono classicamente Punk, ma nei brani di Chris McCaughan, ad esempio, la loro musica tradisce molte influenze Emo o comunque un mood piuttosto malinconico.

A Guided Tour Of Chicago” e “Ghost Stories” non erano affatto brutti dischi, ma erano ancora registrati piuttosto male. Con la Asian Man Records, però, c’è una splendida raccolta chiamata “Cocktail and Dreams“. Qui c’è già tutto lo stile dei Lawrence Arms e in effetti si fa fatica a trovare anche solo un pezzo non all’altezza. Poi il trio firma per la Fat Wreck e non sbaglia più un disco. “Apathy and Exhaustion“, “The Greatest Story Ever Told“, “Oh! Calcutta!“, sono tre dischi meravigliosi e si fa fatica a scegliere un migliore. Probabilmente “The Greatest Story” , per complessità, idee e continuità (è un concept album) è stata la loro vetta. Un disco con testi piuttosto criptici, con allusioni spesso al mondo del circo, con McCaughan in stato di grazia, per un risultato molto intenso, a parere di chi scrive uno dei migliori dischi punk della Fat Wreck. Anche il successivo “Oh! Calcutta!” meriterebbe una nota di merito, coi due cantanti che si scambiano le voci anche nello stesso pezzo.

Arriva quindi il periodo Epitaph, con “Metropole“. Sempre un concept album, sul tema della città, che viene piuttosto vista in maniera disillusa. Non si può parlare di un brutto disco, ma c’è subito un immediato paragone con “The Greatest Story Ever Told” e il disco del 2014 risulta essere più fiacco. “Seventeneer (17th & 37th)” è comunque una delle loro migliori tracce, condita con uno splendido video.

La voce di Kelly mi ha sempre ricordato i Dillinger Four ed anche i folli titoli lunghissimi delle canzoni di entrambe la band, possono essere un motivo per accomunarle. Successivamente i Lawrence Arms hanno influenzato anche i Menzingers, che tra l’altro adesso sono piuttosto famosi. Tutto un filone di Punk “narrativo” ha comunque un debito con il trio di Chicago.

Segnaliamo anche progetti paralleli, per un gruppo sempre piuttosto disorganizzato, in effetti tra etichette diverse, compilation e tutto il resto è anche piuttosto complesso parlare di loro. Prima di diventare i Lawrence Arms, Kelly e McCaughan erano parte dei Broadways. Questi fecero un disco che già era piuttosto interessante, nel 1998, chiamato “Broken Star”.

Poi ci sono stati due progetti paralleli. I “The Falcon” con Brendan Kelly e i “Sundowner” con McCaughan e lo stesso Kelly. Ad onor del vero, va detto che queste band “spin-off” non sono del livello dell’originale.

Attendiamo quindi questo nuovo disco, sperando che in quel messaggio social, tra l’ironia e la finta arroganza, ci sia anche parecchia verità.

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