Chi sei? Un film che fa paura

de il Dr. K

Credo mi conosciate tutti, ma per questa volta mi presento: sono il Dr.K,(futuro dominatore del mondo) ed eccomi a inaugurare una rubrica atta a rendervi edotti sui capolavori misconosciuti del cinema horror.

Visto che lo so che fate tanto i fighi ma avete visto al limite qualche Tarantinata di terza mano, partiremo con un classico dell’esorcistico all’italiana: Chi sei? Un film che fa paura (1974) di O. Hellman (alias il famigerato Ovidio Assonitis, regista/sceneggiatore/produttore di altre mirabili perle come ‘Stridulum’, ‘Tentacoli’ e ‘Pirana Paura’).

chi sei è un film che fa paura hellman

Chi sei? Il film

Schermo nero, voce fuori campo:

“Buonasera. Il film che state per vedere è una favola, che ho diretto per voi. Ma, credetemi, non perderete tempo. Perché dietro una favola c’è sempre una realtà. Se vi dicessi chi sono credereste al mio racconto. Perché, sebbene io sia per natura un maligno burlone, faccio le cose sul serio.”

Lo schermo si riempie di fiammelle luminose che si accendono un po’ alla volta – sono candele. La voce narrante continua, con bizzarri riferimenti a soufflé, aglio e cipolle: è Satana in persona a parlare.
Siamo nel bel mezzo di un rito diabolico: sdraiata su un pentacolo luminoso, circondata dalle candele accese che abbiamo visto in precedenza c’è una ragazza bionda completamente nuda; di fronte a lei un’altra donna in piedi vestita con una tunica bianca assiste alla cerimonia in silenzio. D’un tratto, lo shock: il volto della ragazza sdraiata si trasforma in quello di un blasfemo Gesù Cristo dal corpo di donna (con effetto morphing decisamente riuscito).

Esterno giorno: un uomo barbuto sta guidando la sua spider rossa su una strada a strapiombo sul mare. Ritorna la voce fuori campo:

“Dimitri, Dimitri…Perché l’hai lasciata fuggire? In lei avrei preso forma. Mi hai rinnegato! E io ora rinnego te! Fango immondo…lurido schiavo!!!”

L’auto comincia a sbandare a stecca… La voce fuori campo ride:

“Un anno? Dieci anni? Quanto speri che duri ancora la tua vita?” L’auto sfonda il guard-rail ed inizia a precipitare. “Vuoi dieci anni di vita, eh? Ma cosa sono dieci anni? Un attimo, nello spazio che non ha tempo!” Fermo immagine: l’auto che sta precipitando si ferma a mezz’aria. “Ecco! Dieci anni sono già passati! Ancora una manciata di giorni e sono trascorsi. Li vuoi questi pochi giorni che restano? Bene, te li regalo. Usali per me: cerca una casa, una donna, QUELLA donna. Cerca il figlio che è in lei, cerca me stesso. Se riuscirai a farlo nascere, se riuscirai a strapparlo a quella donna forse ti farò vivere ancora qualche anno. Forse. Ma per il momento attento: hai solo pochi giorni contati. Fa presto! Intanto scandisco il tempo…”

Titoli di testa. In una sala d’incisione un gruppo super funky sta registrando il pezzo “Bargain with the Devil” sotto la supervisione di tal Robert Barrett (un baffuto Gabriele Lavia).

Scopriamo ben presto che il simpatico discografico di cui sopra ha moglie (Jessica) e due figli, entrambi viziatissimi e antipatici come la morte: Ken (4 anni: biondo e riccioluto, succhia continuamente una lattina di zuppa di piselli Campbell con la cannuccia (!) e non si separa mai da un pacco fasciato tipo regalo e grosso più o meno come una scatola da scarpe) e Gayle (più grandicella – legge continuamente un libro che si chiama “Love Story” e se ne porta dietro sempre dieci copie). Ad un certo punto in barba agli anticoncezionali Jessica rimane incinta e – caso assurdo – la sua gravidanza procede ad un ritmo iper-accellerato (dopo 2 settimane è incinta di 4 mesi, o giù di lì).

La ragazza si trasforma in un incrocio tra la protagonista di “Rosemary’s baby” e quella de “L’Esorcista”: sta male, è nervosissima e intrattabile. Ha malesseri continui, è sonnambula, levita (!). In sua presenza le bambole si muovono da sole, le porte sbattono, gli oggetti si rompono, ecc.ecc.

La situazione degenera in fretta: Jessica ruota la testa di 180 gradi, vomita roba verde, insulta tutti, parla con la voce di A) un uomo B) una donna rauca che dice parolacce (“Vattene via! Merda umana!” l’epiteto più colorito) e C) il bambino che ha in grembo (“Devo nascere! Devo nascere!”).

Come avrete intuito Gabriele Lavia non è contentissimo…In più un misterioso individuo lo segue continuamente – è il Dimitri dell’inizio. Costui è uno studioso di magia nera e vecchia fiamma di Jessica (che nel frattempo ha sbarellato del tutto) e riesce a convincere Barrett che solo lui può far nascere il bambino senza danno per la madre.

Sostanzialmente Dimitri vuole far nascere il figlio del diavolo perché così Satana potrebbe regalargli altri anni di vita (come da prologo): Satana aveva già scelto Jessica quando era la sua fidanzata come madre dell’anticristo ma alla fine Dimitri se l’è conigliata e ha tradito la fiducia del Maligno (sempre prologo).

ATTENZIONE! SPOILER ALERT! Se non volete sapere come va a finire non leggete oltre.

Colpo di scena: il bambino nasce morto (e senza bocca: mooooolto inquietante) e ovviamente Satana lo sapeva; ha solo preso per il culo Dimitri e fatto patire le pene dell’inferno a Jessica.

Finale: la famigliola felice sta andando in vacanza ed è sul ponte di un traghetto. Ken (il bambino del succo di piselli) apre finalmente il pacco che si porta dietro da tutto il film: contiene una macchinina identica alla spider di Dimitri.

Il bambino la getta in mare ridendo (contemporaneamente il fermo immagine dell’inizio si sblocca e la macchina di Dimitri si schianta sulla scogliera) e poi si volta verso la telecamera: i suoi occhi ci fanno capire che è posseduto da (oppure è) Satana.

FINE.

OK, OK,

il film, con tutti quei rimandi a “L’Esorcista” e compagnia brutta non è propriamente un capolavoro ma ha un montaggio molto inventivo (un sacco di fermi immagine bislacchi, luci e colori che si rincorrono da una sequenza all’altra, la soggettiva di un bulbo oculare che Lavia si ritrova nel bicchiere) e non è recitato per niente male. Quelle bambole poi….

Al prossimo film,
il Dr.K

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