Un 25 Aprile anarchico contro ogni dittatura

Questo 25 Aprile sarà il primo della Storia italiana ad essere festeggiato in casa, individualmente.
Io vorrei celebrarlo così: inaugurando la mia rubrica di cine-denuncia con “Film d’Amore e d’Anarchia – Ovvero: Stamattina alle 10 in Via dei Fiori nella nota casa di tolleranza…”. Uno dei lungometraggi meno noti fra la filmografia della regista, maestra del cinema italiano, Lina Wertmüller, datato 1973 (IT,FR).

– breve premessa/sfogo (concedetemela, siate pazienti):

Ho scelto questa pellicola perché racconta una storia partigiana: la dittatura fascista dal punto di vista degli “apparentemente non discriminati”, ma soprattutto perché odio la mancanza di memoria storica che caratterizza il nostro paese, infatti, per chi lo avesse dimenticato, la libertà in cui viviamo (anche se discutibile sotto certi aspetti) è merito in primis di tutte quelle donne e uomini della Resistenza italiana che hanno avuto la forza di parteggiare contro il fascismo (il quale non era la versione becera e liberale inneggiata dai nuovi movimenti a cui noi siamo oggi abituati, bensì una dittatura finalizzata al controllo violento e totale sulla libertà d’essere).
Io, questo 25 aprile 2020, non potendolo trascorrere al Parco Degli Acquedotti con tutta Roma, vi invito a diffidare, anzi a protestare, contro ogni pseudo-politicante o giornalista che basa la propria propaganda o informazione sminuendo l’operato dei partigiani italiani, gli Eroi della Storia. Un titolo che possiamo dare senza alcun dubbio ai medici in prima linea di queste difficili settimane, anche se loro umilmente lo rifiutano.

“ …è già tutto confermato: Mercoledì 8 di Luglio…Quelle finestre che ci ho scritto sui compagni danno proprio sul piazzale…nel caso tu preferissi il fucile”

Le scene iniziali si svolgono dentro il “casotto”, dove facciamo la conoscenza dei due protagonisti: il “Tunin” e la “Salomè”, magistralmente interpretati rispettivamente da G.Giannini e M.Melato.
Lui, timido contadino anarchico, è il volontario che si offre per l’azione partigiana; Lei, frizzante prostituta bolognese, è l’appoggio in città a cui i compagni partigiani fanno riferimento.

“me, tirani me fan schifo”

Per rendere la presenza di Tunin più credibile, spacciandolo per suo cugino, Salomè organizza l’uscita sul posto d’azione con un cliente abituale della casa di tolleranza: lo Spatoletti, uno squadrista toscano, responsabile primario dell’incolumità di Mussolini, interpretazione geniale di E.Pagni.
L’egocentrico fascista, durante l’uscita, sfotte pesantemente Tunin per il suo essere molto riservato, ovviamente ignaro del fatto di star scarrozzando due partigiani, nemici del regime, in giro per Roma sul suo pittoresco sidecar.

“…finché c’è Spatoletti l’Italia po’ dormì sonni tranquilli…”

Parallelamente all’ideale anarchico di libertà dalla dittatura, il nostro protagonista dovrà affrontare altri pensieri che lo distrarranno dalla paura di compiere l’azione: il contadino si invaghisce di Tripolina (L.Polito), una giovanissima prostituta del casotto, la quale ricambia il sentimento e farà di tutto per non far andare Tunin a sacrificare la propria vita per un ideale, che lei, essendo giovane e speranzosa, non comprende.

*ALLARME SPOILER*

All’alba del giorno tanto atteso, Tripolina riesce nel suo ingenuo intento non svegliando Tunin in tempo; Quest’ultimo, disperato e disorientato, fa saltare la copertura, sparando ad alcuni carabinieri di passaggio, urlando dell’azione partigiana a pieni polmoni.
il giovane anarchico verrà ovviamente torturato e ucciso in prigione dall’Ovra per non aver parlato della sua organizzazione.

“VIVA L’ANARCHIA”

Nella scena finale troviamo lo Spatoletti che discute preoccupato con un funzionario del regime sulla crescita esponenziale di movimenti partigiani di anno in anno, ma soprattutto sull’urgente diffusione di una falsa informazione riguardo l’evento della mattina stessa, sotto ordine di un portavoce di Mussolini in persona.

Tra gli innumerevoli crimini del regime fascista (come di ogni totalitarismo) abbiamo quindi la promulgazione di notizie false volte ad evitare il più possibile la presa di coscienza, primo passo verso la ribellione.
Stesso ragionamento propagandistico attuato da alcuni partiti politici che negli ultimi anni ottengono notorietà e addirittura voti a causa di quelle “fake news” paragonabili alla disinformazione che avveniva nel ventennio..sbaglio? i militanti diranno di si, ma sappiamo anche che la presa di coscienza collettiva ha liberato l’Italia dalla follia antidemocratica… quindi traetene le vostre conclusioni.
Buon 25 Aprile, Anniversario della Resistenza Italiana.

P.S
Da studente di Linguistica mi preme porre l’attenzione sulle scene nella casa di tolleranza, le quali sono animate da ogni dialetto, calata e regionalismo: nel corso della pellicola sentiremo la gorgia fiorentina, troncamenti veneti ed emiliani, dialetti campani, accenti piemontesi e chi più ne ha più ne metta.
Questa scelta di sceneggiatura conferisce unità nella differenza culturale e quindi libertà di espressione, cosa che il regime puntava a sostituire brutalmente con l’omologazione.

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