5 LP della scena punk-hc americana ingiustamente trascurati

I dischi dimenticati del punk-hc anni 80

Ho sempre pensato che l’ossatura del punk e dell’hardcore non fosse costituita soltanto dalle band blasonate che tutti citano e idolatrano, ma anche – e soprattutto – dalle piccole e oscure meteore che, dopo un paio di 45 giri o un album fulminante, hanno mollato il colpo e sono tornate nel più completo anonimato.

Gruppi incredibili e dischi imprescindibili che il tempo e lo scarso successo hanno sepolto nei fondi di qualche magazzino o fra gli striminziti cataloghi di qualche piccola etichetta indipendente andata in malora. E così quando Emi e Alberto di Flamingo Records mi hanno chiesto di scrivere qualcosa per la loro fanzine mi è subito venuto in mente di mettere a frutto quel poco che la vecchiaia mi ha lasciato in dote: un bel po’ di dischi oscuri e bellissimi, ma troppo spesso trascurati dalle liste degli album da avere a tutti i costi.

Questi 5 lp della scena punk-hc americana degli anni ottanta, a mio parere, valgono quanto classici del calibro di “Rock for light” dei Bad Brains e “Walk among us” the Misfits. Solo che siamo in pochi a saperlo.

Rikk Agnew – All by myself (1982)

Il primo album solista di Rikk Agnew – chitarrista degli Adolescents e di una miriade di altre band incredibili – è di una bellezza strabiliante. Le 10 tracce del disco, pubblicato da Frontier nel 1982, sono state scritte, suonate, cantate e registrate interamente da lui, come si evince anche dal titolo. Pezzi come l’inno “O.C. Life” e l’epica “10” rappresentano la summa della mente contorta e geniale di Rikk, capace di mescolare in modo perfetto punk, dark new wave, surf e melodie pop. È davvero difficile non restare ammaliati dalla spensierata inquietudine sprigionata da pezzi amarissimi, ma stupendi come “Everyday” e “Section 8”.

Kraut – An adjustment to society (1982)

I Kraut sono di New York e hanno esordito dal vivo di spalla ai Clash in una delle celebri date del Bonds International Casino nel 1981. L’anno dopo il quartetto se n’è uscito con questo album totalmente fuori dai canoni (com’era del resto tutto il punk newyorkese del periodo). “An adjustment society” sembra un ibrido fra il beach punk californiano lontano migliaia chilometri dalla Grande Mela, il punk robusto dei Testors e certe sfuriate metalliche tipiche del primo hardcore. Pezzi melodici e immediati come “Don’t believe” e Getaway”, si alternano a vere e proprie mazzate come “Arming the world” e “Doomed youth”. Un ibrido fra punk e nascente hardcore che ha dell’incredibile, soprattutto perché, in seguito, i Kraut non sono mai stati più in grado di replicare cotanta bellezza.

Zero Boys – Vicious circle (1982)

Non so se a condannare gli Zero Boys all’oblio di questi giorni sia il fatto di arrivare da un posto un po’ sfigato (dal punto di vista musicale) come Indianapolis. Ma davvero non mi spiego come un gruppo e soprattutto un album come “Vicious circle” non siano tutt’oggi considerati fra i 10 dischi punk-hc più importanti degli anni ottanta. In queste 14 pezzi vibranti gli Zero Boys riescono a condensare la furia dell’hardcore – anche se parliamo dei primi vagiti del genere – e le melodie a rotta di collo del garage. I ritmi sono serrati e la velocità è da competizione, ma l’hc degli Zero Boys guarda più al primo punk che al thrash (dove molti gruppi hardcore americani si rifugeranno qualche anno dopo). Cantilene melodiche e sghembe come “Civilizations dying”,“Livin’ in the 80’s” e “Trying harder” ci ricordano dove abbiano tratto ispirazione i Queers quando non erano impegnati a imparare a memoria i dischi dei Ramones. Anche se poi ci pensano brani come la title track e “Outta style” a riportare l’aggressività sopra i livelli di guardia.

Crimpshrine – Lame gig contest (1989)

I Crimpshrine di Berkeley sono cresciuti al 924 Gilman Street e, nel giro di qualche anno, sono entrati a far parte della scuderia Lookout. Formati dal giovane senzatetto Jeff Ott – scappato di casa quando aveva solo 12 anni – e da Aaron “Cometibus” (lo stesso nucleo che poi, negli anni novanta, fonderà i fantastici e più melodici Fifteen) i Crimpshrine sono un gruppo dal suono ruvido e tagliente, che riaggiorna l’hardcore punk californiano con buone dosi di melodie disperate, cantante con una voce sporca e dolente come cartavetro. Questo “Lame gig contest” del 1989 è il loro unico album, ma è forse nei singoli che i nostri danno il meglio di sé. Tanto che oltre a consigliare questo urgentissimo e rarissimo disco direi che chiunque voglia farsi un’idea più chiara e completa della band non possa fare a meno di recuperare le due splendide raccolte “Dutch tape soup” e “The sound of a new world being born”, leggermente più pulite e appena ristampate in vinile da Numero Group. Ascoltando i Crimpshrine capirete da dove arriva quel suono unico e incredibile che ha cristallizzato la scena dei primi anni novanta della Bay Area, nella quale si muovevano gruppi immortali come Jawbreaker, Pinhead Gunpowder, Monsula, J Chruch e i già citati Fifteen.

Necros – Conquest for death (1983)

I Necros se li ricordano in pochi ed è davvero peccato visto che, questa band dell’Ohio, autrice di un cocktail micidiale di punk, hardcore e dark, ha dato alle stampe, nel 1983, un album immortale come “Conquest for death”, più una manciata di 45 giri a dir poco stupendi. Purtroppo si tratta di dischi molto difficili da reperire, anche perché non hanno mai goduto di una giusta e sacrosanta ristampa. Il modo più semplice di procurarseli a un prezzo umano, purtroppo, è trovare qualche bootleg o raccolta non ufficiale. Altrimenti bisogna cacciare fuori parecchia grana. Il gruppo, che si è formato nel 1979 per poi sciogliersi nel 1988, è riuscito a conquistare fin da subito i giri giusti dell’hardcore grazie a una formula sonora radicale e ad alcuni concerti violentissimi. I Necros, più feroci e meno melodici dei Misfits ma ugualmente attratti dall’oscurità, sembrano un po’ dei Christian Death più veloci e hardcore, anche se non tutti i pezzi del disco sono delle schegge impazzite come la title track e “Police brutality”.

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