La Splendida stagione del Garage revival

Il primo amore non si scorda mai. Difficilmente inciso fu più vero di questo. Il primo bacio, la prima volta che si fa l’amore, la prima partita in gradinata tifando per una squadra che non vincerà mai nulla ma che capisci, al primo coro urlato, che amerai incondizionatamente per tutta la vita. E, per chi ama la musica, la prima vera “scena” che vivrai da dentro nell’esatto momento in cui questa splenderà del suo massimo fulgore. Per me, che sono stato adolescente qualche annetto orsono, quella scena sarà il garage revival degli anni ottanta.

back from the grave garageBeh è quanto meno doveroso ricordare da dove nasca il termine garage-punk, la cui paternità si deve attribuire a Lenny Kaye (chitarrista di Patti Smith) che nel 1972 compilò la raccolta Nuggets; venti pezzi che chiunque voglia accostarsi a questo meraviglioso suono DEVE avere. Ma facciamo un salto temporale di tredici anni per parlare di quella (quelle) che forse saranno le compile che daranno linfa vitale al fenomeno del garage revival vale a dire i primi otto – fondamentali – volumi di Back From The Grave – che saranno editi nell’aro temporale fral il 1983 ed il 1992. Il loro creatore risponde al nome di Tim Warren ed andrà a ricercare un sacco di 45 giri di band dei sixties tanto incerte nel maneggiare i loro strumenti quanto incendiarie nella loro attitudine e nel loro modo di porsi, non solo musicalmente. Questi dischi che non vi consiglio, vi obbligo, ad ascoltare usciranno su Crypt Records e sappiate che ogni cosa pubblicata con questo marchio è – come minimo – una figata paurosa. Bene, esaurite le premesse è cosa buon e giusta passare all’oggetto di queste righe vale a dire le band che hanno reso la mia giovinezza perdente e problematica un pochino più vivibile. Per comodità dividerò i gruppi per provenienza geografica.

Stati Uniti d’America

fuzztones garageI sette gruppi più influenti della scena a stelle e strisce,quelli destinati a rivaleggiare per la conquista del titolo di campioni dei pesi massimi sono: Morlocks, Gravedigger Five, Lyres, Miracle Workers, Fuzztones, Tell-Tale Hearts e Chesterfield Kings. I primi due sono uniti dal fatto che il loro vero deus ex machina risponda al nome di Leighton Koizumi personaggio chiave nella riscoperta di un suono deragliante, sporco e vizioso a cui prestare la sua voce cartavetrosa e sepolcrale. Il nostro inoltre, uscito miracolosamente vivo da un flirt pericoloso e durevole con le droghe pesanti, calca ancora le scene con risultati più che confortanti dimostrando la veridicità del motto “l’erba cattiva non muore mai”; mi ha autografato il suo ultimo disco con un minghia che avvalora la tesi secondo la quale siano le parolacce le prime cose che si imparano di una lingua, nel suo caso nemmeno giuste. Ma voi giustamente volete delle indicazioni è quindi ecco cosa dovete per forza possedere dei Morlocks vale a dire Emerge del 1985 ed il (finto?) live Submerged Alive del 1988. Nel 2007 i nostri sono tornati a far dischi e, volete saperla una cosa, anche se non sono al’altezza dei due colossi appena citati meritano un ascolto, anzi ne meritano molti. I Gravedigger Five invece di dischi ne hanno licenziati soltanto due All Black And Hairy e The Mirror Cracked, inutile dirvi quanto siano entrambi fondamentali.

lyres garageI Lyres sono invece la creatura di Jeff Connoly, che prima di fondarli militò nei seminali DMZ, e i loro primi due album On Fyre del 1984 e Lyres Lyres del 1986 sono due vere e proprie pietre miliari. Nel primo ci troverete Help You Ann una fra le due canzoni più belle di quell’aureo periodo. Ma passiamo ai Miracle Workers di sua maestà Gerry Mohr di cui almeno due ellepì sono basilari in ogni discografia che si rispetti vale a dire Inside Out del 1985 e Overdose del 1988, il gruppo in seguito indurirà il proprio sound seguendo la scia di band come Stooges, MC5 e Radio Birdman e darà alle stampe altri dischi altrettanto validi, soltanto leggermente più hard che garage. A proposito la seconda canzone più bella del garage revival è loro e si intitola One Step Closer To You. E poi la volta dei Fuzztones dell’influentissimo Rudi Protrudi dei quali il primo album Lysergic Emanations è di una bellezza sconvolgente, gli altri (la band si è riformata agli inizi degli anni zero) sono “soltanto” splendidi. I Tell-Tale Hearts , nelle cui fila militerà Mike Stax (Crawdaddys, Hoods, Loons nonché curatore dell’imprescindibile fanzine Ugly Things) di album ne hanno fatto solo uno omonimo nel 1984 – oltre ad un ep The Now Sound l’anno seguente – ma tanto gli basterà per entrare nell’olimpo del garage. Concludiamo con i Chesterfield Kings di cui bisogna, a costo di svaligiare la pensione della nonna, procurarsi i primi due album Here Are The Chesterfield Kings del 1982 (erano tutte cover ma allora chi li conosceva gli originali) e Stop! del 1985, seguiranno altri dischi belli, bellissimi. Ok chiusa la carrellata sui colossi ecco qualche titolo “minore” (minore un cazzo): Primates We Are The Primates 1986, Pandoras (una band tutta al femminile) – It’s About Time 1984, Untold Fables Every Mother’s Nightmare 1985, Event This is The Event 1989, Plan 9 Frustration 1982, Headless Horsemen Can’t Help But Snake 1987, Optic Nerve Lotta Nerve 1984, Vipers Outta The Nest 1984, Plasticland Salon 1987, Laughing Soup Dish We Are The Dish 1987, Cynics Blue Train Station 1987, Fleshtones Roman Gods 1982.

Gran Bretagna

prisoners garage bandTra i concittadini di sua maestà britannica sono i Prisoners i veri indiscussi ed indiscutibili campioni del garage made in UK; già il fatto di aver mutuato il loro nome da Il Prigioniero vale a dire la serie tv più bella di tutti i tempi, ne farebbe dei miti. Ma sono i loro dischi a parlare per loro sopratutto A Taste Of Pink 1982 e The Last Fourfathers 1985. Giudati da due personaggi del calibro di James Taylor (James Taylor Quartet paladini dell’acid jazz e autori di numerosi splendidi album) e – sopratutto – Graham Day (mio idolo supremo) poi con Prime Movers, Solarflares, Gaolers, Forefathers e Senior Service (ovunque peschiate pescerete bene) è loro uno dei tre pezzi definitivi del garage europeo Creepy Crawlers (l’altro è dei Sick Rose ma degli italiani abbiamo già parlato e, se volete sapere il terzo non vi rimane che continuare la lettura). Un altro personaggio cardine della scena british è Billy Childish (Milkshakes, Mighty Caesars, Headcoates, Medway Poets) un uomo che ha prodotto così tanta musica che penso neppure i suoi più cari amici e congiunti posseggano e del quale consiglio la raccolta – in doppio cd o triplo lp – Archive 1959-The Billy Childish Story del 2009. Altri dischi da avere sarebbero: BarracudasMean Time 1983, Cannibals Trash For Cash From The Cannibals 1985, Thanes The Thanes Of Cawdor 1985 e Morticians Freak Out With The Morticians 1987.

Svezia

Se una scena ha saputo in quegli anni rivaleggiare per qualità con quella degli States e quella italiana quella scena è stata quella svedese. Sono almeno tre infatti i gruppi dai quali nessun appassionato può prescindere e a vale a dire: Wylde Mammoths, Nomads e Creeps. I primi hanno pubblicato due album epocali quali Go Baby Go! 1987 e Things That Matter 1988, i secondi – ancora attivi – di album ne hanno fatti molti (tutti di ottima qualità), ma quello fondamentale è il loro esordio Where The Wolf Bane Blooms del 1983, i terzi vanno invece ricordati sopratutto per Enjoy The Creeps del 1986 e nel quale è contenuta la terza canzone a cui accennavo poche righe orsono vale a dire quella che lo apre Down At The Nightclub. Altra perla proveniente dalla terra scandinava è Stomach Mouths Something Weird del 1986.

Australia

Dalla terra dei canguri vengono invece tre formazioni e tre album ai quali sono molto legato e che vi consiglio vivamente e sono Philisteins Bloody Convicts 1988, Go-WeevilsThe Vortex Took Them 1988 e – sopratutto – Hooodoo Gurus Stoneage Romeos 1984 nel quale è inclusa una delle canzoni più belle di tutti i tempi I Want You Back.

Come ogni carrellata di album e di pezzi anche questa – come lo era stata quella sul garage italiano – risulterà incompleta ed affrettata e quindi suscettibile di critiche che accetterò volentieri. Spero soltanto di essere riuscito a stimolare la curiosità di chi, per ragioni anagrafiche, non ha vissuto quel periodo assicurandogli che nei dischi che ho citato troverà un suono vibrante che non morirà mai. Un’altra piccola annotazione: ho voluto parlare soltanto degli anni ottanta, dopo sono usciti un sacco di altri album altrettanto validi dei quali magari vi parlerò in un prossimo pezzo. Come direbbe Guccini “Il bimbo ristette, lo sguardo era triste / E gli occhi guardavano cose mai viste / E poi disse al vecchio con aria sognante / Mi piaccion le favole, raccontane altre”.

Dieci dischi fondamentali:

Gravedigger Five – All Black And Hairy
Chesterfield Kings – Here Are The Chesterfield Kings
Fuzztones – Lysergic Emanations
Creeps – Enjoy The Creeps
Morlocks – Emerge
Prisoners – A Taste Of Pink
Tell-Tale Hearts – Omonimo
Miracle Workers – Inside Out
Lyres – On Fyre
Wylde Mammoths – Things That Matter
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