Now Reading:

L’Italia s’è desta – Il garage italiano nel suo periodo aureo

de Il Santo

Gli italiani sono da sempre pizza, mandolino e baffi neri. Gli italiani sono pigri doppiogiochisti e non hanno voglia di lavorare. Gli italiani sanno suonare solo liscio. Questa serie di luoghi comuni, che oggi sempre più spesso si ripercuotono su chi cerca in Italia un occasione per vivere, anche se in forme e definizioni diverse, sono stati per anni cavalli di battaglia di tante, troppe persone. Nulla di più falso perché noi figli di Mameli ci siamo distinti per anni come grandissimi protagonisti nell’hardcore e nel garage punk e, mi se lo lasci dire, pure nel beat. Ma in queste righe è di garage, e non solo, che si vuole parlare. Più precisamente del suo periodo più aureo, che va dal 1985 al 1990. Cinque anni indimenticabili per una scena che donò frutti prelibati ad adolescenti inquieti come il sottoscritto.

L’inizio: il garage italiano nel 1985-1986

Ma basta chiacchiere e largo ai fatti cominciando per l’appunto con l’anno del signore 1985 nel quale escono: il primo album omonimo della mod band milanese Four By Art, un concentrato elettrizzante di Small Faces, garage, soul e R& B. Poi, l’esordio su lunga distanza dei neo psychedelici Technicolour Dream intitolato Pretty Tomorrow, il primo disco dei torinesi Party Kids Shock Treatment (un ottimo esercizio di rock’n’roll beat e R & B). Non dimentichiamo il mini lp dei fantastici Not Moving – uno fra i gruppi italiani più grandi di sempre – Black’N’Wild nel quale si fondono magnificamente blues, garage psychedelia con forti echi di Cramps e Gun Club. Infine l’omonimo ep dei triestini Running Stream ed il mirabile Stories We Can Tell dei cuneesi Out Of Time, un album che guarda ai Byrds ai Long Ryders e persino al country meno melenso più dinamico.

Pikes in Panic garage from SienaL’orologio del tempo si sposta all’anno successivo nel quale escono il primo 7” e l’album d’esordio di uno fra i più grandi gruppi del garage revival mondiale: i torinesi Sick Rose intitolati rispettivamente Get Along Girl! e Faces.
La band viene anche inserita – insieme alla crema della scena neo sixties mondiale – nella splendida compila dell’etichetta tedesca Glitterhouse Records intitolata Declaration Of Fuzz. Ma le meraviglie non si fermano certo qui, perché sempre sotto la mole viene realizzato il 7” dei grandi Double Deck 5 intitolato Have God!, lo splendido secondo album dei sopracitati Four By Art intitolato Everybody An Artist with…Four By Art, il ritorno sulle scene dei Not Moving Sinnerman un esplosivo mix di psychobilly, new wave e blues malato ed obliquo, il singolo omonimo – detto anche Chiavoni Day (notare la finezza) – dei garagisti senesi Pikes In Panic, l’ep The Sun, The Snake, The Hoo dei Boohoos una riuscitissima commistione fra Stooges, MC5, Velvet Underground e primi Pink Floyd imbastardita da un suono duro e in compromissorio derivante dall’esperienza hardcore derivante dalla presenza al loro interno di elementi degli dei menticabili Cani e il singolo dei cagliaritani Joe Perrino & The Mellowtones, una band dalle grandi potenzialità commerciali viste le fonti di ispirazione molto variegate.

1987: anno esplosivo

Saltiamo ancora di un anno e inoltriamoci nel 1987 data d’uscita del mini Serena Maboose degli Steeplejack, uno fra i più brillanti gruppi neo-psychedelici mondiali a livello di band ben più titolate solo perché provenienti da oltremanica o da oltreoceano, l’ep dei pisani Liars intitolato Optical Sound, il mini dei mai abbastanza lodati Not Moving Jesus Loves His Children palesemente influenzato – oltre che dalle coordinate già citate – dai suoni che derivavano da una delle scene più fertili di quegli anni vale a dire quella australiana, il primo sforzo sulla lunga distanza dei Boohoos il magniloquente Moonshiner concentrato altamente infiammabile di proto punk e glam.

Young Bastard Kim Squad & Dinah Shore Zeekappeers

Breve spazio per prendere fiato e si ci si riimmerge, l’esplosivo doppio 7” Double Shot dei Sick Rose composto da due brani autografi e da due riuscitissime cover, il ritorno dei Party Kids con il singolo Gimme Your Money/Lasciati Andare nel quale, se il lato a mostra l’attitudine più meramente rhythm’n’blues della band, sul b trova spazio un brano che rinverdisce la storica tradizione del beat italiano e il singolo No Chance To Escape di una fra le più grandi formazioni mod del globo i romani Underground Arrows.
Ma non finisce di stupire questo fertilissimo anno regalandoci l’esordio sul breve formato degli urticanti garage punkers bolognesi Ugly Things, altro singolo è Questa Notte dei da me amatissimi Avvoltoi una band che si rifà sfacciatamente alla nostra tradizione beat dei sixties, l’esordio a 33 giri dei Pikes In Panic Keep It Cool And Dry, il mini lp dei milanesi Peter Sellers & The Hollywood Party che chi li ha visti dal vivo difficilmente li ha dimenticati, le acide chitarre che molto devono e guardano al Paisley Underground degli Sleeves orgoglio genovese per antonomasia e Young Bastard dei Kim Squad & Dinah Shore Zeekappeers splendido esempio di rock’n’roll vibrante e sanguigno (da me prestato a qualcuno e mai più restituito, sappi chiunque tu sia che ti troverò e ti riserverò lo stesso trattamento pensato da Vasco Rossi a chi gli ha rubato la radio).

1988-1989

avvoltoi il nostro è solo un mondo beat

Ma inoltriamoci adesso nel 1988 che si apre con l’ep omonimo dei bolognesi Primeteens che guarda ai sixties con l’urgenza espressiva di un quartetto di giovani devoti a Nuggets, dalla provincia di Trento si segnala il 7” degli Electric Shield anch’essi fedeli al suono degli anni sessanta, la terza prova – questa volta sulla lunga distanza – dei già citati Not Moving che ampliano se possibile lo spettro delle loro molteplici influenze mentre la fertilissima scena toscana ci regala l’ellepì Mindscrewer dei già citrati e validissimi Liars.
Quasi inarrivabile è anche l’esordio su 33 giri degli Steeplejack intitolato Pow Wow fervido modello di acidità obliqua e stordente visionarietà, seguono sempre nella stessa annata il primo disco dei friulani Woody Peakers Have Yoy The Nerve To Face The Woody Peakers? Band che guarda ai classici dei sixties con spirito settantasettino, l’ellepì omonimo dei carraresi Polvere Di Pinguino, il magnifico e freschissimo 45 giri Viva Il Lunedì dei Barbieri immancabile cavallo di battaglia dei miei dj set, il ritorno dei nostri Sleeves con l’ep Sadness dai suoni intensi e desertici, Alive Today esordio sulla lunga distanza degli Underground Arrows disco che ha pochi rivali nella scena modernista mondiale ed ultimo – ma solo come citazione – Il Nostro E’ Solo Un Mondo Beat degli Avvoltoi uno dei miei dischi italiani preferiti di ogni tempo.

Bene, andiamo con la narrazione all’anno domini 1989 che si apre davvero con il botto grazie al bellissimo From The Birdcage dei Birdman Of Alkatraz di cui ricordo effetto che fece sulla mia influenzabile ed ancora fresca mente di allora, il secondo album dei Sick Rose che – con sgomento dei fans della prima ora – spostavo il tiro dal sixties garage ad un suono più duro figlio di Stooges ed MC5, sempre di un ritorno si deve parlare per Peter Sellers & The Hollywood Party che con To Make A Romance Out Of Swiftness confermano le ottime impressioni suscitate dal loro esordio sulle scene, si ripresentano anche se in formazione mutata i Not Moving con Song Of Myself un disco forse troppo sottovalutato allora ma da rivalutare assolutamente.

1990: conclusione

sick rose floating garage 1990

Concludiamo questa sfilza di nomi e titoli spero meno sfiancante possibile con il 1990 anno fra l’altro dei mondiali di calcio in Italia e dell’invasione di Genova – e zone limitrofe – degli incredibili tifosi scozzesi con i miei paladini Avvoltoi ed il loro secondo album Quando Verrà Il Giorno che – sia pur informazione rimaneggiata – offrono un’altra ottima prova ampliando la loro sfera di ispirazioni.
Si rifanno vivi pure gli immarcescibili Sick Rose con Floating, che conferma il loro spostamento verso sonorità ispirate all’hard rock più virtuoso.

Un grande ritorno è anche quello dei Woody Peakers che con l’ep Going All The Way si dimostrano ancora una volta i portabandiera del sixties sound più energico e vitale.
Altre tre band si ripropongono alle orecchie ed alle menti ricettive dei loro ascoltatori: i Liars con il 7” Cold Girl vero e proprio gioiello di rock psychedelico, i Boohoos con Rocks For Real ed i Primeteens con Bikers From Hell.

Con queste ultime citazioni si chiude la mia sconbicchierata esposizione del meglio di quanto abbia sfornato il rock italiano nella seconda parte degli anni ’80. Per carità in quegli anni sono usciti un sacco di altri bellissimi dischi dei più svariati generi, ma è con il garage, con il beat e con la psychedelia che sono cresciuto e mi sembra giusto parlare dei dischi che hanno cambiato, in meglio, la mia vita.
Spero di aver destato, con queste righe passionarie e confuse, la curiosità di qualcuno, per quelli old school come me invece magari è stato solo un utile ripasso magari con la voglia di riscoprire e di riascoltare certe inestimabili pepite.

I dieci dischi fondamentali in ordine rigorosamente alfabetico:

  • V/A – Eighties Colours
  • V/A – Neolitich Sound From South Europe
  • Gli Avvoltoi – Il Nostro E’ Solo Un Mondo Beat
    Birdmen Of Alkatraz – From The Birdcage
  • Boohoos – Moonshiner
  • Not Moving _ Sinnermen
  • Pikes In Panic – Keep It Cool And Dry
  • Sick Rose – Faces
  • Steeplejack – Pow Wow
  • Underground Arrows – Alive Today
  • Lettura Fondamentale:
  • Eighties Colours di Roberto Calabrò

P.S.: Quasi tutti i dischi citati sono stati ristampati quindi quale migliore occasione per richiederli al vostro store di fiducia…

 

 

Share This Articles