Recensioni Lampo – Movies edition

perverse oltre le sbarrePERVERSE OLTRE LE SBARRE (1984)

di Willie S. Regan (alias Sergio Garrone? Secondo altre fonti Gianni Siragusa)

Tardo esempio di W. I. P. (women in prison) movie con protagonista l’orrendo trans Ajita Wilson, il cui fascino mi è sempre sfuggito.
Tutti i luoghi comuni del genere sono presenti (docce, torture, spie, rapporti lesbo, tentativi di evasione…) ma il film è veramente misero, con un cast femminile di serie C e una trama ‘gialla’ pretestuosa e (presumibilmente) massacrata dal montaggio.

Il doppiaggio poi sembra la voce over di Paperissima, il che non aiuta a prendere la storia sul serio.
Come spesso accade in questi casi pare ne esista una versione con inserti hard, che francamente dubito elevino molto il quadro generale.

Qualche punto in più per il finale assurdo, ma non andiamo oltre a un 4.

L’UOMO PUMA (1980)

di Alberto De Martino

Solo il leggendario Uomo Puma, discendente e reincarnazione di un mitico supereroe alieno/azteco potrà salvare il mondo dai malvagi piani del solito Donald Pleasance!
Il problema è che non si sa chi sia e tutti lo cercano per farlo fuori prima che si renda conto dei suoi incredibili poteri, tipici di un puma (vola, passa attraverso i muri…). Oppure no?

Delirante pellicola rivolta evidentemente a un pubblico di bambini, con effetti speciali degni di un film turco e recitazione abominevole. Persino Pleasance (peraltro non nuovo a cadute ‘alimentari’ come questa) sembra essere cosciente di essersi spinto troppo oltre. Sydne Rome si aggira con la solita aria imbambolata tra scenografie di stagnola dorata e teste di polistirolo che manco ai baracconi e avrà dieci battute in tutto il il film.

Grande fama weird ma delusione assoluta: a differenza di altre note brutture (tipo ‘La croce dalle sette pietre’ o ‘Paganini Horror’) non riesce neanche ad essere divertente. Voto: 3 

IL BUIO MACCHIATO DI ROSSO (The Craze) (1974)

di Freddie Francis

Un viscido antiquario (Jack Palance, con la solita faccia da schiaffi perfettamente adatta alla bisogna) officia nel seminterrato del negozio strani riti rivolti a Chuku, inquietante idolo africano. Una tipa muore rimanendo infilzata proprio sulla statua del dio e da quel momento in poi i numerosi problemi finanziari legati al negozio sembrano magicamente risolversi. E’ evidente che Chuku abbia gradito il sacrificio…

Un Freddie Francis piuttosto spento al servizio di una sceneggiatura mediocre: la performance del protagonista è l’unica cosa memorabile ma non lo eleva al di sopra della sufficienza.

Curioso il sottotesto omosex tra l’antiquario e il suo socio/commesso. Speravo meglio.
Voto: 6

AL LIMITE (La ùltima lecciòn) (1997)

di Eduardo Campoy

Thriller di ambientazione e co-produzione spagnola con un Bud Spencer già bolso e immobile.
Un serial killer terrorizza Madrid: chi sarà? Presto detto: è un profiler specializzato in omicidi seriali e ce lo dicono
dopo due minuti dall’inizio. Tutto il resto del film è basato sull’assassino che stuzzica e irride la polizia e loro che cercano un modo per incastrarlo, visto che sanno chi è ma il tipo è super smart e non lascia prove.

Non gli avrei dato due lire è invece è interessante, a parte il finale. Bud veramente inutile, colonna sonora rubacchiata in giro (Bob Dylan, Alice Cooper…).
Voto: 7

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