Snuff: ripercorriamo la carriera del storico gruppo inglese

Gli Snuff sono uno dei gruppi fondamentali del Punk Rock. Vengono da Londra, nonostante l’universo americano al quale il loro sound attinge, e hanno un cantante batterista, altra particolarità certo non comune. Inoltre, da sempre hanno una discografia frastagliata, tra EP e LP, che un po’ ha creato disordine nell’orientarsi dell’ascoltatore. Tutto questo non ha permesso un successo che sarebbe meritato, per uno dei migliori gruppi Punk di sempre, secondo chi scrive. Come i Leatherface, si nota la loro provenienza britannica, accentuata anche da una malinconia maggiore rispetto ai colleghi americani.

Sarebbe confusionario citare tutti i loro lavori, come ho anticipato prima. Meglio parlare dei principali.

Snuff: punk rock inglese con una chiara spinta HC

Demamussabebonk“, datato 1996, (non si può ottenere fama con un titolo del genere.., ndr) anche secondo Fat Mike è un assoluto gioiello. Il leader dei NOFX lo mise all’interno dei suoi 25 album preferiti targati Fat Wreck. Oltre al discreto coraggio di Mike nel fare una selezione di dischi della sua etichetta, va detto che probabilmente gli Snuff meriterebbero comunque i primi posti.

Il disco è puro Punk Rock, a volte più spinto e vicino a territori dell’Hardcore Melodico, ma che spicca per l’inconfondibile stile inglese, da coro da stadio calcistico diremmo. “Martin“, “Dicky Trois“, ma soprattutto “Vikings“, un assoluto capolavoro, rendono il disco un masterpiece.

Ma se già con “Snuff Said” del 1989 c’era un livello ottimo, con “Keep the Beat” potremmo sintetizzare la loro carriera. “Tweet Tweet my Lovely” (1998) è un altro classico, con il picco di “Take Me Home“, recentemente coverizzata dai Mad Caddies.

A proposito, una segnalazione va fatta per le splendide cover, “I Will Survive” e “Let the Music Play” (solo per segnalarne due delle molte). Canzoni Disco anni ’80, stravolte, ma riconoscibili nelle loro nuovi vesti. Di cover gli Snuff ne hanno fatte parecchie, molte presenti nella raccolta di cui parleremo.

In generale, il gruppo negli anni d’oro non ha mai fallito davvero un’uscita discografica, ma è apparso stanco nell’ultimo LP “There’s a Lot of It“. Ci può stare, gli Snuff hanno sempre dato l’anima nelle loro canzoni e possiamo perdonargli un calo compositivo.

Diciamo che il loro suono con il tempo, seppur di poco, si è ammorbidito con elementi Ska, che nei primi dischi erano minimi. Se volete comunque una (grande) compilation che riassuma la loro carriera vi consigliamo “Six of Dozen, Half a Dozen of The Other” (2005), due dischi con ottime selezioni.

Nel nuovo EP “The Wrath of Thot“, secondo me, non si va oltre la sufficienza. Il trio però regala un’altra canzone che può entrare tra le loro migliori. Parlo di “Drink Freely From The Chalice of Lunacy“, che sembra una nuova “Take Me Home”, ma 22 anni dopo.

Le altre canzoni non si presentano come indimenticabili, con tutto quello che hanno scritto nella loro carriera è evidente che ci sia un calo di ispirazione. Non vi consiglierei quindi l’ultimo EP, ma se volete una playlist punk estiva di alto livello, date un ascolto alla discografia di questo gruppo.

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