Da Unplugged in New York agli X, pseudorecensione di “Storia vissuta del punk a Los Angeles”

Tutti i nati tra l’85’ ed il 95’ che si sono avvicinati alle culture alternative hanno avuto un periodo più o meno lungo durante il quale i Nirvana sono stati il gruppo della vita. Nel lettore cd (o mangiacassette) Nevermind si alternava a pochissimi altri dischi, accompagnandoci a scuola ogni giorno. Io in terza media andavo in autobus e partivo col mal di stomaco e “Come as you are” o “Something in the way” a condire la grigia depressione dell’andare a scuola; poi tornavo a casa, felice che quella tortura fosse finita, con “Territorial Pissing” o “Lithium” a darmi la carica. Kurt era il mio migliore amico, l’unico che mi capiva. Alla fine, se ci pensate su, era un adulto con problemi da adolescente che strimpellava per me, inoltre era morto e non poteva deludermi più di tanto.

La discografia dei Nirvana non è certo infinita e prima o poi si acquistava Unplugged in New York. Che credo sia il motivo per il quale la mia generazione è così smidollata. Un capolavoro di melensa tristezza che, ahimè, immaginate lo squallore, andavo ad ascoltare in spiaggia verso sera, ripensando alle tipelle delle medie e della prima liceo (puah). Durante quelle sessioni di auto compatimento adolescenziale mi portavo lo zainetto con 5 o 6 cd e sfogliavo i libretti, fu probabilmente in uno di quei momenti che mi chiesi chi fosse quel tizio con la chitarra della Romania che suonava. Lo riconobbi tempo dopo in qualche video dei Foo Fighters (in epoca lettore mp3 ascoltavo spesso Monkey Wrench) ma sinceramente credo di aver vissuto fino ai vent’anni passati prima di scoprire i Germs di Pat Smear (il rumenazzo di cui sopra) e Darby Crash.

Storia Vissuta del Punk a Los Angeles: ovvero, la storia della scena più artistica e variegata degli USA

Le avvincenti pagine di Storia Vissuta del Punk a Los Angeles (di John Due e Tom De Savia) raccontano lungamente dei due giovani punk Pat e Darby e di come, prima ancora di essere i membri di una band, fossero due dei giovani punk molto fighi e pazzi che si potevano incontrare ad un concerto degli X o ad una delle feste in stile bohémien decadente della L.A. della seconda metà degli anni 70’.
La bellezza del libro è proprio questa, il saper catturare attraverso la penna dei protagonisti quello che è stata la scena punk più artistica e variegata d’America. Darby e Pat non parlano in prima persona (beh, il primo per ovvi motivi) ma ci vengono introdotti dal Plesant Gehman, poetessa, scrittrice, musicista & tanto altro, che ha saputo raccontare meglio di tutti Los Angeles nelle sue mutazioni. Nonostante il libro sia figlio di John Doe e particolarmente incentrato sugli X, i Germs sono sempre lì a farci da sottofondo.

Iniziato come progetto di un gruppo di scapestrati ed incapaci musicali, le cui prime esibizioni venivano regolarmente interrotte a causa del lancio di burro d’arachidi e della violenza incontrollabile del nostro bello e maledetto Darby Crash, il quartetto ha sfornato i singoli “Forming” e “Lexicon Devil” prima del capolavoro G.I. prodotto da Joan Jett ed uscito per quel pezzo di storia musicale di L.A. che è stata la Slash!, Rivista ed etichetta di importanza fondamentale. L’epopea dei Germs si conclude con la morte di Darby, a soli 22 anni e segna la fine anche di quella scena, che spesso ci dimentichiamo essere stata composta da ragazzini per lo più minorenni, che vivevano il momento a 200 all’ora, spesso pagandone le conseguenze.

Non solo X e Germs però, c’è spazio per tanti protagonisti, dai Flesh Eaters ai Minutemen , dai fondamentali gruppi Chicanos come Los Lobos e Plugz ai Black Flag, dagli Screamers alle Go Go’s. Ognuno racconta la sua storia intrisa di droghe, vestiti sgargianti, pettinature che sfidavano la gravità e chitarre stridenti, magari i ricordi sono annebbiati dal tempo e dagli stravizi dei protagonisti, ma che importa? Questa non è certo la lettura più adatta agli amanti dei testi più enciclopedici, che spesso annoiano e non catturano l’essenza di quello che il punk di L.A. è stato, una scena viva, giovane, piena di presenza femminile, una peculiarità che verrà spazzata via dalla nascente scena hardcore, troppo misogina e carica di testosterone per includere le donne.

Storia Vissuta del Punk a Los Angeles: un mondo senza regole

Quello che resta dopo la lettura di questo testo, che non seguendo una storia cronologicamente lineare può tranquillamente essere sfogliato a capitoli, è la consapevolezza che quella di L.A. sia stata forse la storia più bella del rock, con gruppi che non avevano limiti creativi e non erano legati agli stilemi di un genere musicale come avverrà in seguito nel punk . Poteva capitare di ascoltare un gruppo di pazzoidi invasati di rockabilly come i Blasters dei fratelli Alvin aprire alla furia hardcore dei primi Black Flag, o di venire ipnotizzati dalla poesia voodoo dopo aver messo sul piatto un album dei Flesh Eaters o catturati dalla proto techno degli Screamers.

Insomma, un mondo senza regole, ucciso da quelle ferree della seconda ondata di rigidi soldati dell’hardcore o da chi dice che si debbano suonare tre accordi veloci (John Doe dedica un capitolo alla questione) per essere punk . Penso che per chi fa parte della scena attuale sia una bella questione su cui riflettere quando si fa dello snobismo nei confronti di chi non sta alle regole. Alla fine Kurt Cobain diceva di suonare punk rock.

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